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News / Iniziative / Primo Piano
  1 maggio 2016 - Credere nel lavoro per festeggiare davvero il Primo maggio - 01/05/2016

Occupazione in calo, occupazione in aumento. Meno disoccupati, disoccupazione ancora altissima. Giovani senza futuro, giovani bamboccioni. È molto difficile oggi farsi una idea chiara di cosa stia accadendo nel mercato del lavoro italiano. Ed è molto più difficile, se non un vero e proprio enigma, orientarsi nella grande trasformazione che il mondo del lavoro e della produzione sta vivendo negli ultimi anni. Proprio questo smarrimento è oggi il nodo principale a cui guardare con serietà, spirito critico e desiderio di analisi. Invece il dibattito nostrano non fa altro che concentrarsi, con la complicità di tutti, su dati di dettaglio, parole come precarietà e stabilità, dualismi che oggi sono più che superati dai fatti ma che restano vivi nei consessi accademici e nella sempre più diffusa convegnistica sul lavoro. Non per nulla in Italia restano 22,5 milioni le persone che lavorano, con un esercito di quasi 10 milioni di inattivi, irregolari e sommersi e quasi 3 milioni di disoccupati. Cifre che gli spostamenti di uno zero virgola, fosse anche di un punto percentuale, non riescono a scalfire e che restano ferme come un muro insuperabile tra l’Italia e un mercato del lavoro moderno come quello della maggior parte dei Paesi Europei che ci vedono ancora come fanalino di coda, insieme a Grecia e pochi altri, per tasso di occupazione specie per quanto riguarda donne e giovani. Dati che, se si pensa alle riforme messe in campo col Jobs Act e, soprattutto, al generoso esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato che ci costerà quasi 20 miliardi. Un macigno per la finanza pubblica che non sarà giustificato da occupazione aggiuntiva, che è ben altra cosa dalla stabilizzazione di contratti precari o da flussi mensili altalenanti. Le riforme degli ultimi 10 anni, figlie di una tendenza iper-legislativa come approccio alla regolazione del lavoro, non hanno portato alcun significativo aumento di occupazione e oggi ogni lavoratore italiano è sempre nella stessa situazione di dover mantenere sé stesso e altre due persone.



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